Di reti 5G si parla da almeno un decennio: oggi praticamente tutti gli smartphone in commercio sono compatibili, mentre sull’infrastruttura c’è ancora del lavoro da fare. Fin dall’inizio, infatti, la rete mobile è stata costruita come una grande discesa: contenuti, app, piattaforme e pubblicità arrivavano dai server fino allo schermo del telefono. Ora il movimento comincia a invertirsi, e i dati partono dai dispositivi per arrivare a server remoti, che li elaborano e a loro volta li reinviano ai terminali. Così il dato più interessante per valutare l’efficienza della rete non è tanto la velocità con cui scarichiamo un video, ma quello che succede quando proviamo a mandarlo. Una prospettiva che mette in crisi l’idea di rete mobile come l’abbiamo intesa finora: abbondante in download, più fragile in upload; ottima per consumare, meno preparata a ricevere flussi continui dal mondo fisico. Il report Secondo l’ultimo Ericsson Mobility Report appena presentato, le reti 5G trasportano ormai circa metà del traffico dati mobile globale, mentre il traffico complessivo sulle reti mobili è cresciuto del 22% tra il primo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026. Nel primo trimestre dell’anno gli abbonamenti 5G hanno raggiunto quota 3,1 miliardi, dopo 162 milioni di nuove sottoscrizioni in tre mesi. Alla fine del 2031 dovrebbero arrivare a 6,4 miliardi, cioè circa due terzi di tutti gli abbonamenti mobili nel mondo. Fin qui, niente di nuovo: più copertura, più utenti, più traffico. Ma Ericsson osserva che, per la maggior parte degli operatori analizzati, l’uplink cresce più rapidamente del downlink: aumenta più in fretta il traffico che parte dai dispositivi e va verso la rete rispetto a quello che dalla rete arriva agli utenti. Si passa sempre più rapidamente da Internet come distribuzione di contenuti a Internet come raccolta continua di dati. Questo perché lo smartphone non è più soltanto uno schermo: è una videocamera, un microfono, un sensore di posizione, un terminale per pagamenti, un dispositivo medico, una console, un registratore, un’interfaccia per sistemi di AI. E presto, accanto al telefono, ci saranno sempre più oggetti capaci di vedere, ascoltare, misurare, interpretare: occhiali intelligenti, auto connesse, robot, droni, macchinari industriali, dispositivi sanitari. Tutti chiedono alla rete non solo di ricevere, ma di trasmettere.