Perché il 6G, che senso ha in questo momento? È la domanda che persino al Mobile World Congress 2026 si sono fatti un po’ tutti di fronte alla promessa di Qualcomm di sbarcare sul mercato con i primi prodotti commerciali di sesta generazione esattamente tra tre anni, nel 2029. Il 6G è accreditato della possibilità di migliorare non solo efficienza e prestazioni, ma anche abilitare nuove classi di servizi come la gestione del traffico aereo e terrestre a bassa quota, l’analisi dati su vasta scala e la possibilità di impiegare nuovi dispositivi consumer e aziendali con AI agentica.

“Prima di tutto è bene ricordare che i primi lanci del 5G risalgono al 2019, un po’ di tempo fa. E poi che parallelamente era già in corso un ciclo tecnologico che poi ha preso vita propria: l’AI”, ha spiegato Durga Malladi, Executive Vice President e General Manager, Technology Planning, Edge Solutions & Data Center di Qualcomm. “Ma è solo nel 2022, con l’annuncio di GPT-3 di OpenAI, che tutti si sono svegliati e hanno capito che si potevano fare più cose con i dati”.

Ecco, due tecnologie diverse che hanno proseguito in binari paralleli e che poi hanno iniziato ad avere punti di contatto perché l’AI ha progressivamente esteso il suo raggio di azione e invasione. Le fotografie degli smartphone la sfruttano, così come l’elaborazione vocale, l’ottimizzazione dei consumi, il rilevamento dei comportamenti, e così via. “Il team di ricerca di Qualcomm ha quindi iniziato a pensare se fosse possibile mettere insieme questi due elementi per creare una generazione (G) molto diversa da tutte le precedenti e non solo concentrata sulle comunicazioni”, aggiunto Malladi. La risposta è stata sì, ma con la priorità di una grande elaborazione AI.