Ericsson compie 150 anni, un traguardo raro nel settore tecnologico, dove la storia delle aziende si misura di norma in decenni e non in secoli. L’anniversario è caduto in concomitanza con l’uscita della nuova edizione semestrale del Mobility Report, lo studio sull’evoluzione delle reti mobili diventato negli anni un riferimento per operatori, analisti e concorrenti. A presentarne i dati, in un incontro con la stampa a Milano, è stato Andrea Missori, presidente e amministratore delegato di Ericsson Italia e responsabile dell’area Sud Europa ed Eurasia, che da tempo insiste su una tesi precisa: le reti mobili hanno smesso di essere un servizio accessorio e sono diventate l’infrastruttura su cui poggiano la competitività economica e la tenuta dei sistemi Paese.
Tre miliardi di abbonamenti e l’era dell’uplink
Il dato più significativo del report è il sorpasso della soglia dei tre miliardi di abbonamenti 5G nel mondo, arrivati a quota 3,1 miliardi: 660 milioni si sono aggiunti nel solo 2025 e altri 162 milioni nei primi tre mesi del 2026. Ericsson prevede che entro la fine del 2031 il totale arrivi a 6,4 miliardi, più del doppio di oggi. Già adesso quasi la metà del traffico dati mobile viaggia su reti 5G, quota destinata a salire all’85% entro il 2031. È una curva di adozione che, per rapidità, Missori colloca subito dietro a quella dell’IA, con una differenza non da poco: accedere all’IA richiede una qualsiasi connessione a internet, mentre il 5G ha bisogno di infrastruttura fisica, antenne e dispositivi compatibili.













