di
Andrea Bocchini
Dalla scelta di lasciare Trieste tredici anni fa, alla quotidianità ai Caraibi fino alla festa per la Coppa del Mondo. Il racconto di Stefano Cergol: «Qui si respira un’atmosfera incredibile. È già una vittoria»
«Le vetrine sono blu, gialle e bianche e le bandiere sventolano agli angoli delle strade. Nei bar, nei negozi e sui telefoni non si parla d'altro». Lo racconta Stefano Cergol, triestino di origine ma oramai curacaoense d'adozione. Perché a oltre ottomila chilometri dall'Italia, nel cuore dei Caraibi, l'isola di Curaçao «sta vivendo giorni che i suoi abitanti non avrebbero mai immaginato di raccontare». La nazionale è approdata per la prima volta al Mondiale e domenica scorsa è scesa in campo contro la Germania. Segnando pure un gol. Ma per tutti è stata come una vittoria, al ritmo di musica.
«Durante la partita decisiva per la qualificazione, quando hanno annullato il rigore alla Giamaica, il pass per il Mondiale è diventato realtà e l'isola è esplosa - continua Cergol -. È stata una festa incredibile. Qui ci sono vetrine decorate, gadget ovunque, gente che balla per strada. Hanno persino creato un'applicazione che ti fa indossare virtualmente la maglia della nazionale. Per un'isola piccola come questa è qualcosa di storico».








