Guardare il Curaçao del nostromo Advocaat che se la gioca ai Mondiali contro i quattro volte campioni del mondo della Germania, mi ha riportato all’estate della mia adolescenza.
A quando al Mundial di Spagna dell’82 mi appassionai al Camerun di N’Kono (idolo anche di Gigi Buffon) e del bomber Roger Milla, avversari dell’Italia e mine vaganti di quel girone dove figuravano anche Polonia e Perù.
Allora il Camerun al Mondiale era puro esotismo e i \"leoni indomabili\" di Yaoundé, guidati dal francese Jean Vincent, stopparono sull’1-1 gli azzurri del Vecio Enzo Bearzot che poi divennero campioni del mondo, battendo proprio la Germania nella finale del Santiago Bernabeu (3-1).
La partita di Madrid che consacrò Pablito Rossi capocannoniere del Mundial, quella dell’urlo alla Munch di Tardelli dopo il secondo gol e del grido in tribuna del Presidente della Repubblica Sandro Pertini che al terzo gol di Spillo Altobelli rivolgendosi a re Juan Carlos sentenziava: “Non ci prendono più!”.
Perciò quando Livano Comenencia, millennial nato a Breda (Paesi Bassi) ha realizzato il primo storico gol di Curaçao al Mondiale 2026, ho pensato che se la partita fosse finita lì, al 21’, sull’1-1, allora la storia del calcio avrebbe cominciato a girare in modo diverso e distante dalla logica valoriale che vuole gli inglesi i padri fondatori del football e i tedeschi coloro che sanno sempre come andare in finale, e magari anche vincerla.










