C’è una coppia di curiosi fidanzati spagnoli che sbircia per osservare il vecchio Sinigaglia formato cantiere dalla piccola fessura sui cancelli accanto agli ingressi dei distinti est, quelli situati di fronte al prestigioso Yacht Club.

C’è un’altra signora che a passo svelto porta a casa la spesa e indossa la maglia di Baturina, talentuoso calciatore croato fino ad un anno fa sconosciuto da queste parti. Al bar in piazza Fedele, nel cuore del centro storico, un altro turista legge un giornale ma anche lui è facilmente riconoscibile, perché sfoggia la numero 10 di Nico Paz, il gadget più ambito e prezioso.

La nuova capitale del bel calcio

Benvenuti a Como, perla del turismo, la città dell’architetto Antonio Sant’Elia e delle dimore storiche, della seta e delle barche di lusso, ma adesso anche la capitale del bel calcio. Neppure un mese fa la squadra ha centrato il sogno inseguito da una vita, conquistando lo storico accesso alla Champions League, e sui battelli che trasportano americani, asiatici e tedeschi da una sponda all’altra del lago, o nei locali del centro dove ci si ferma per un aperitivo, si parla anche di pallone. E di una favola universale, con meravigliosa ’location’ italiana, regia indonesiana (la famiglia Hartono) e attori di ogni nazionalità guidati dal fenomeno Fabregas. Il capo, che in catalano si dice cap e in comasco regiù. Cesc, uno che non a caso con le Furie Rosse ha vinto tutto da calciatore.