Il vecchio allenatore avventuriero e la rosa di figli della diaspora, i trasferimenti in aeroporto a bordo dello scuolabus senza finestrini con la musica a tutto volume e la festa durante la goleada tedesca, la sorpresa di fermare sullo 0-0 l'Ecuador e il portiere eroe per caso che vuole una statua in piazza.

Il girone eliminatorio di Curacao si chiude oggi e forse anche il Mondiale. I favori del pronostico e dei bookmakers sono pesantemente sbilanciati verso la Costa d'Avorio (fischio d'inizio alle 22 ora italiana), ma la nazionale caraibica - con 180mila abitanti la più piccola mai qualificata a un Mondiale di calcio - si è guadagnata la chance di giocarsi all'ultima giornata una qualificazione ai sedicesimi di finale che rientrerebbe di diritto tra le grandi imprese del Mondiale. Se il miracolo non dovesse avverarsi, si concluderebbe l'avventura della squadra simpatia del Mondiale. Una piccola ciurma guidata da un ct come Dick Advocaat, che i Mondiali li aveva già vissuti da protagonista con l'Olanda nel 1994 e con la Corea del Sud nel 2006. Dalla capitale alla provincia dell'impero, a 78 anni per l'olandese è un cerchio che si chiude dopo tre decenni passati a solcare i sette mari tra Emirati e Corea, tra Cina e Iraq, con qualche sosta in porto come nel 2004, quando risollevò gli Orange reduci dalla mancata qualificazione ai Mondiali 2002 portandoli in semifinale agli Europei.