Colpa collettiva. È questo in fin dei conti il criterio di giudizio morale che ha spinto persone anche con ruoli pubblici – la vicesindaca di Bari, il neosindaco di Molfetta, il vescovo di Manfredonia – ad appellarsi agli organizzatori della rassegna “Il libro possibile” che si svolgerà nel prossimo luglio come ogni anno a Polignano a mare e nel Gargano perché cancellino la partecipazione all’evento dello scrittore Eshkol Nevo.
Colpa collettiva vuole dire che per gli “appellanti” Nevo va boicottato perché israeliano. Appartiene a un gruppo – gli ebrei d’Israele – che in quanto tale è responsabile dei crimini commessi dal governo e dallo Stato d’Israele.
Tra i commenti letti sui social sull’appello contro Nevo, ce ne sono di autorevoli che dicono esattamente questo: Nevo, come la società israeliana, è responsabile del genocidio a Gaza.
Non conosco personalmente Eshkol Nevo, ho letto un suo romanzo (Tre piani) e alcuni suoi articoli. So che ha espresso dure critiche nei confronti del suo governo per quanto accaduto a Gaza e in generale perché pensa che stia corrompendo la democrazia israeliana. So anche che sebbene abbia condannato le uccisioni in massa di civili gazawi, non le riconosce diversamente da me come genocidio. Mi piacerebbe parlargli e ascoltarlo, magari se gli revocano l’invito vado in Puglia quando sarà lì per “Il libro possibile”. Mi piacerebbe capire fino a che punto su Israele, Palestina, Gaza la pensiamo allo stesso modo, da che punto in poi la pensiamo diversamente e perché. Mi piacerebbe dirgli le ragioni per le quali considero lo sterminio condotto da Israele a Gaza un genocidio, le ragioni per le quali ritengo che Israele da molto tempo non sia una democrazia.











