Ci sono scrittori che non devono parlare. Non devono essere invitati ai festival letterari, non devono avere spazio nel dibattito pubblico. L’accusa è grave: sono sionisti senza essere nati in Israele oppure sono israeliani di nascita senza aver detto o fatto abbastanza contro il governo Netanyahu (e comunque sono sempre sionisti). Ancora più grave quando sono “di sinistra”: in quel caso si mettono in dubbio le loro facoltà mentali oppure si etichettano come venduti o bolliti, gente che non ha più niente da dire.

Erri De Luca è stato escluso da Salerno Letteratura, dove era in programma la sua prolusione, con la quale veniva inaugurato il festival. Contro Eshkol Nevo, ospite di Libro Possibile, in Puglia, è stata pubblicata una petizione, firmata persino dall’arcivescovo di Manfredonia Franco Moscone. La presenza di Nevo è stata poi confermata, dopo le polemiche, ma lo scrittore nato a Gerusalemme, dice la pubblica accusa, “non ha espresso una chiara e pubblica presa di distanza dalle politiche del governo israeliano, dalla devastazione di Gaza e dall’espansione del conflitto nell’intero Medio Oriente”. Eppure solo pochi mesi fa, in televisione, su La7, Nevo aveva ribadito che “l’attuale governo israeliano non è il tipo di governo che può promuovere la pace”. Non sembrava essere esattamente una dichiarazione pro-Netanyahu, ma i casi sono due: o chi sostiene la pubblica accusa non legge quello che Nevo dice oppure non è mai abbastanza quello che ha detto e che dice.