Non fa quasi più notizia l’appello di (sedicenti) intellettuali e professori universitari (sempre in prima fila nelle gare di scemenza fanatica) perché il grande scrittore israeliano Eshkol Nevo sia escluso dal Festival pugliese di Libro Possibile, per fortuna coraggiosamente difeso e confermato dalla responsabile della manifestazione. Non fa quasi più notizia perché da anni l’arte e la cultura sono bersagli dei nuovi cecchini della giustizia fanatica, sia essa quella (pur sacrosanta) anti Putin, sia quella (altrettanto sacrosanta) anti Netanyahu. Ma nel caso di Nevo si è fatto un passo in avanti e non tanto perché pare che gli appellanti abbiano reclutato anche un arcivescovo (che c’è di strano nell’intolleranza di un prelato?), quanto perché la loro richiesta di censura preventiva allo scrittore israeliano è motivata con le ragioni che riporto testualmente dal comunicato Ansa: “Non contestiamo il valore letterario delle opere di Eshkol Nevo né il principio della libertà di espressione, che consideriamo un bene fondamentale e irrinunciabile. Riteniamo tuttavia che gli intellettuali abbiano una responsabilità particolare nei momenti più tragici della storia. Non basta raccontare l'umanità: occorre difenderla".
Maccartismo di sinistra (di V. Coletti)
La petizione per non far partecipare Eshkol Nevo a Libro Possibile. Le pressioni fino alla rinuncia del regista israeliano Nadav Lapid alla giuria del Festival…











