I tempi saranno necessariamente lunghi. Per arrivare al preguerra nel Golfo Persico, ci vorrà del tempo, molto tempo. E non è solo lo sminamento a preoccupare, c'è la questione dei "servizi tecnici obbligatori" da pagare, con i quali l'Iran vorrebbe camuffare il pedaggio, che è ancora tutta da valutare e definire. Intanto il primo obiettivo è portare via le navi bloccate e mettere in sicurezza gli equipaggi. Le compagnie di navigazione stanno preparando i piani per inviare nuovi equipaggi nei primi porti sicuri raggiungibili. Bisogna dare il cambio al personale che per oltre quattro mesi è rimasto a bordo senza sapere quando poter tornare a casa. Mesi lunghi e duri aggrappati alle esternazioni di Trump mentre si faceva sempre più concreto il rischio di urtare una mina. E ci sono stati anche momenti durissimi, come quando, come hanno raccontato alcuni marittimi, dal cielo piovevano pezzi di droni abbattuti e si sentiva che rimbalzavano sulle lamiere della nave ai ponti più alti. È stata una esperienza dura per tantissime persone.
Dai calcoli rimbalzati durante l'Assemblea nazionale di Assarmatori ieri a Roma, sarebbero ancora circa ventimila i marittimi bloccati sulle 500 navi che sono ancora ferme. Intanto su Marine Traffic si segnalano solo piccoli spostamenti. I comandanti cercano di guadagnare posizioni favorevoli in attesa della ratifica di venerdì ma la incognita sono le notizie precise circa le rotte sicure, se esistono. Quello che ancora non si è capito è se le mine sono state posizionate solo a ridosso delle coste iraniane o anche più a largo.Il direttore di Analisi Difesa Gianandrea Gaiani, smorza anche i tentativi di avviare uno sminamento da parte dei Paesi Ue. «A me - dice - sembra prematura, inutile il tentativo di mostrare una bandierina in una crisi in cui gli europei non hanno avuto nessuna influenza e non hanno toccato palla se non rifiutando l'invito di Trump a partecipare a una guerra che si è rivelata fallimentare sia per gli Stati Uniti che per Israele. Oggi l'accordo di pace, almeno quello che sappiamo e vediamo se verrà ratificato venerdì, sancisce di fatto che lo Stretto di Hormuz sarà sotto sovranità iraniana e omanita, cioè degli Stati rivieraschi che controllano Hormuz. L'Iran ha tutte le capacità di minare e sminare quel passaggio, quindi non ha bisogno di chiedere contributi internazionali: mi chiedo se le nazioni pronte a inviare navi abbiano chiesto all'Iran e all'Oman se sono d'accordo. È vero che in un contesto di emergenza mine, le marine europee sono meglio attrezzate di quella americana per far fronte a questa minaccia, ma in questo momento non mi pare ci sia la minaccia».E allora? Intanto confortano le anticipazioni dell'emittente televisiva Al Arabiya. Ha affermato di aver ottenuto una copia del memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran che sarà firmato venerdì a Lucerna. Secondo il media saudita, il documento include la fine della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, la revoca del blocco navale Usa nello Stretto di Hormuz e il ripristino del traffico marittimo da parte di Teheran ai livelli prebellici entro trenta giorni tenendo conto dei tempi necessari per lo sminamento della via marittima. Insomma, e questo sperano gli armatori, l'accordo di pace raggiunto tra Stati Uniti e Iran potrebbe rappresentare il primo passo concreto verso la normalizzazione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. L'International Maritime Organization (IMO), continua a seguire passo passo l'evolversi della vicenda: da Londra hanno già ribadito che si punta innanzitutto a far uscire in sicurezza di navi rimaste bloccate nel Golfo Persico.Intanto bisogna anche dire che sono già una trentina i Paesi che hanno aderito alla dichiarazione - inizialmente firmata da Italia, Francia, Germania e Regno Unito - che accoglie con favore l'annuncio del memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran, per porre fine al conflitto, apprendosi a una missione «strettamente difensiva» per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz. «La riapertura urgente dello Stretto di Hormuz con libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni, è essenziale», e questi Paesi si dichiarano pronti a contribuire alla sicurezza dei traffici commerciali e alle operazioni di sminamento con una missione «strettamente difensiva e indipendente». Allo stesso tempo, i Paesi si dicono disposti a collaborare con Stati Uniti, Iran e Aiea. Alla dichiarazione hanno aderito anche Giappone, Canada, Australia, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Dominicana, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Albania, Danimarca, Ungheria, Islanda, Lituania, Malta, Moldavia, Paesi Bassi, Macedonia del Nord, Norvegia e Romania. Fonti del governo iberico sottolineano la difesa del dialogo come «unica strada per uscire da questa crisi e affrontare le questioni che destabilizzano la regione».














