Di: SEIDISERA-Manjula Bhatia/ARi L’Iran ha reso noto che, conformemente al protocollo d’intesa firmato con gli Stati Uniti, adotterà misure per rilasciare rapidamente autorizzazioni alle navi per attraversare lo Stretto di Hormuz. Il blocco statunitense ai porti iraniani è stato revocato, Teheran sta ora elaborando le richieste di transito e almeno 25 navi oggi, venerdì, sono passate attraverso lo Stretto. Ma per 25 navi transitate, moltissime altre restano bloccate. Va poi considerato che, prima della guerra, nello Stretto di Hormuz passavano in media 150 navi al giorno. Qual è allora, concretamente, la situazione che si registra in questa via nevralgica per i transiti marittimi commerciali? SEIDISERA ha raggiunto al telefono l’armatore Vincenzo Romeo, che presiede la direzione della Nova Marines Carriers, società con sede a Lugano. Lo scorso aprile ci aveva raccontato di avere una nave cargo ferma nel Golfo Persico. Ma ora, nonostante “la firma di questa lettera di intenti che aveva dato praticamente il via libera alla ripartenza”, la nave “è ancora bloccata lì”. In realtà, aggiunge, “dopo gli attacchi di stamattina nel Libano, abbiamo ricevuto comunicazioni” circa il fatto che lo Stretto è “di nuovo da considerarsi chiuso”. Di conseguenza “non è cambiato nulla”.La nave in questione trasporta zolfo utilizzato per la produzione di fertilizzanti e, prima di essere bloccata, era diretta in Tanzania. Ma una volta ottenuto il via libera per ripartire, potrà farlo in sicurezza, vista la possibile presenza di mine nello Stretto? In base alle informazioni di cui dispone la società, “le mine ci sono”, è la premessa di Romeo. Del resto alla sua compagnia “sono state fornite stamattina delle coordinate che poi”, riunite insieme, mostrano “diciamo, la via d’uscita”. Ma poiché la priorità è data dalla “sicurezza delle nostre persone a bordo, chiederemo garanzie, attivando tutti i nostri canali”, sia alle autorità statunitensi, che a quelle iraniane. Ma intanto in che condizioni si trova il personal del cargo? “Dal punto di vista dei rifornimenti”, il clima è “di estrema tranquillità”, risponde l’armatore, precisando però che i problemi si constatano a livello emotivo. Perché “ogni volta che c’è un annuncio, soprattutto da parte americana” sulla possibilità di ripartire “si crea un entusiasmo”. Dopo però i fatti smentiscono gli annunci e questo psicologicamente grava “parecchio sulle persone che sono a bordo”.Che dire, infine, sulle future prospettive di navigabilità nello Stretto di Hormuz? Il transito, è stato anticipato, sarà garantito senza pedaggi per 60 giorni. Ma per il seguito sembra che gli iraniani vogliano applicare delle tariffe. Quanto peserà questo sulle future decisioni della compagnia con sede a Lugano? “Noi in questo momento viviamo più alla giornata”, osserva Romeo, sottolineando che al momento “per noi la priorità è tenere le nostre persone in sicurezza e portare la nave fuori” dallo Stretto. Quanto alle prospettive, l’armatore ricorda che di per sé le leggi internazionali sono chiare: come per il Bosforo che “non richiede pagamenti”, è considerato come “acque internazionali” e ha quindi “lo stesso status di Hormuz”. Un conto è però il diritto e un conto è la realtà che si constata concretamente e sulla quale incide “una grossa componente politica”. Per ora, quindi, si tratta di riuscire a far ripartire la nave in condizioni di sicurezza. Solo a quel punto si potrà procedere ad un’analisi per capire “se ci saranno dei costi”, di che tipo e “quali saranno le regole da seguire”, conclude Romeo.