Lo scetticismo prevale su tutto. L'unico dato certo che in questa ultima settimana a Hormuz si sono accumulate nuovamente migliaia di navi in uscita e altrettante in entrata. E nessuno sa cosa fare. I collegamento tra le plance di comando e gli uffici delle società armatrici sono praticamente senza soluzione di continuità.Si aspettano decisioni, mentre fanno sempre più paura le motovedette iraniane che scorrazzano armate fino ai denti tra una nave e l'altra. «Fino a qualche giorno fa - spiega il comandante italiano di una Tanker battente bandiera liberiana - qualche nave munita delle autorizzazioni dei Pasdaran riusciva a superare lo stretto. Da qualche giorno, invece, anche questa possibilità sembra definitivamente tramontata perché le navi si spostano solo per guadagnare posizioni più favorevoli».
La rotta del petrolio è già cambiata A bordo non sanno nulla di preciso sull'accordo di cui si parla tra Iran e Oman. «Il vero nodo - sottolinea il comandante - sono le rotte sicure. Ci sono mine in mare e senza le coordinate per rotte sicure è difficile capire dove andare senza correre rischi».Intanto le agenzie e i media americani sono seguiti attimo per attimo negli uffici delle compagnie di navigazione. Quello che preoccupa di più in queste ore è la dichiarazione congiunta arrivata da Doha in Qatar dove si dice che è in fase di stesura finale l'accordo tra Oman e Iran e, poi, si precisa «a meno che non venga ostacolata da parti terze». Le terze parti ci sono, eccome: Trump, è facile immaginarlo, se le cose non andranno come vuole in questo accordo, lo farà saltare in poche ore. Si tratta solo di aspettare, dunque, anche se, probabilmente, è solo questione di ore.Secondo quanto riferisce la tv satellitare al-Jazeera, citando il ministero degli Esteri di Teheran, Iran e Oman l'accordo lo hanno già raggiunto sulle caratteristiche geografiche di una rotta marittima nello Stretto di Hormuz.LA NUOVA ROTTAE quale sarebbe questa rotta? Gli osservatori sono quasi tutti propensi ad indicare quella che passa proprio lungo la costa dell'Oman, già utilizzata da diverse navi nei mesi scorsi perché ritenuta la più sicura. E le interpretazioni coinciderebbero con l'esternazione del vice ministro degli esteri iraniano Esmaeil Baghaei: «Siamo arrivati a un accordo sulle caratteristiche geografiche della rotta di navigazione nello Stretto di Hormuz», ha dichiarato Baghaei, aggiungendo che Teheran e Muscat stanno completando il documento comune. Per poi precisare, anche lui, «a condizione che alcune terze parti non interferiscano nel processo». Tutto questo diventa ancora più preoccupante se, come dicono gli iraniani, al momento non sono in corso colloqui con emissari americani.E poi c'è, tutta aperta, la questione pedaggio o fornitura di servizi come si vorrebbe chiamare l'esborso che le navi devono pagare per navigare in acque tranquille. Secondo gli iraniani il nuovo corridoio potrebbe essere operativo per un periodo compreso tra due e quattro mesi e rappresenterebbe un nuovo modello di gestione dello Stretto.Cosa significa questo? L'interpretazione è univoca, bisognerà pagare per avere i famosi servizi nautici che, tradotto anche questo, potrebbe voler dire se volete una rotta sicura, senza bombe e senza incrociare motovedette armate.Insomma è tutto un rincorrere parole e formule che devono salvare il principio della libera navigazione. E, allora, nessun pedaggio, ma contributo per i servizi nautici ricevuti. E, la speranza degli armatori su questo fronte è che si tratti di richieste sopportabili. Trattandosi di rotte petrolifere, comunque, è facile immaginare che anche questi servizi nautici finiranno sul prezzo della benzina, del gasolio o del gas. Il finale più o meno sarà questo, Trump permettendo, naturalmente.






