L’intesa con l’Iran non sarà siglata oggi. Lo riferiscono funzionari statunitensi citati da Bloomberg, secondo cui il sistema decisionale di Teheran è “molto lento e opaco”.
Ma la cessazione ormai prossima delle ostilità tra Stati Uniti e Iran inaugura una fase nuova e delicata per lo shipping internazionale, con la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il ritorno alla piena operatività dei traffici, tuttavia, avrà tempistiche diverse a seconda delle categorie merceologiche. Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento, stima in circa un mese la normalizzazione dei flussi petroliferi; per prodotti raffinati, chimici e alluminio i tempi si allungano a 3-6 mesi.
L’ampiezza del collo di bottiglia è notevole: l’area, in condizioni ordinarie, movimenta il 37% del petrolio mondiale trasportato via mare e il 28% del Gpl globale. Durante la fase acuta della crisi, i transiti giornalieri sono crollati dell’89%, con quasi 1.000 navi bloccate nel Golfo, cariche di merci per un valore stimato in 23,7 miliardi di dollari. Ne sono derivate deviazioni di rotta fino a 20 giorni e un’impennata dei costi logistici e di bunkeraggio.
Malgrado i fisiologici ritardi nella ripartenza della navigazione, i mercati finanziari appaiono proiettati in avanti: un aggiustamento dei prezzi potrebbe emergere prima sui future, qualora l’accordo di pace risultasse credibile agli occhi degli investitori. Le Borse, del resto, non hanno mai scontato uno scenario di escalation militare permanente, mantenendo livelli in genere superiori a quelli precedenti ai bombardamenti.













