Al Tribunale di Biella, il destino di una denuncia per presunte molestie in ambito lavorativo potrebbe dipendere da una singola preposizione: “sul” oppure “sotto”. Un dettaglio che, pur apparendo meramente anatomico, solleva un quesito di fondo: è davvero possibile misurare la gravità di una molestia in millimetri?
La vicenda prende le mosse dalla denuncia di una lavoratrice che, dopo 26 anni nella medesima azienda, ha sviluppato un grave disturbo post-traumatico da stress, attribuito al contesto professionale. Il pubblico ministero Dario Bernardeschi ha tuttavia richiesto l’archiviazione del procedimento.
Oltre a rilevare una possibile tardività della querela e la presunta genericità del racconto della persona offesa (che renderebbe complessa la formulazione di un capo di imputazione puntuale), la Procura ha introdotto un distinguo peculiare: il toccamento contestato non sarebbe avvenuto direttamente “sul” seno, bensì nell’area immediatamente sottostante.
Questa delimitazione topografica lascia intendere che un contatto “sotto il seno” sarebbe meno idoneo a ledere la sfera sessuale della vittima. Il pm ha inoltre escluso l’ipotesi di maltrattamenti in famiglia, considerato che l’azienda impiega circa quaranta persone, suggerendo che eventuali profili di mobbing debbano essere valutati in sede civile.












