In un'aula di giustizia si cerca di stabilire se la parte del corpo sotto il seno di una donna è una zona erogena oppure no. E se il passaggio non gradito di una mano sia una forma di violenza oppure no. Succede al tribunale di Biella, dove oggi è stata discussa - in un'udienza a porte chiuse - la richiesta di una donna di non azzerare la sua denuncia su anni di vessazioni e di molestie a sfondo sessuale sul posto di lavoro. E' stato il pm Dario Bernardeschi, nella sua proposta di archiviazione, a operare il distinguo.

Per dimostrare che la descrizione dei fatti della parte offesa era "non sufficientemente precisa", fra la moltitudine di episodi reperibili il magistrato ha scelto quello su un "toccamento" sotto la maglietta, perché non era chiaro se era avvenuto "sul seno (zona erogena) ovvero immediatamente sotto". L'avvocata della donna, Cristina Morrone, ha replicato che "è difficile comprendere quale sia la rilevanza dell'affermazione, visto che l'atto risulta in ogni caso gravemente lesivo della sfera sessuale". La storia si è svolta nel lanificio (molto conosciuto a Biella, città che ha fatto dell'industria tessile la sua cifra) dove la presunta vittima aveva lavorato per 26 anni prima di licenziarsi nel 2024. La denuncia ha investito un capo reparto.