La donna aveva insultato e sputato in faccia all'ex collega nel parcheggio dell'azienda. Ma per i giudici il gesto va letto nel contesto della relazione finita e delle «insistenti pressioni» subite

Sputare in faccia a un collega e insultarlo non è sempre sufficiente per giustificare un licenziamento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha confermato l’illegittimità del provvedimento disciplinare adottato da un’azienda farmaceutica nei confronti di una dipendente che, al termine di una relazione sentimentale con un collega, gli aveva rivolto offese e sputato addosso nel parcheggio aziendale.

La fine della relazione sentimentale

Dalla ricostruzione accolta dai giudici emerge che lo scontro tra i due colleghi, datato 2020, era stato causato dalla fine della relazione sentimentale. Secondo quanto riportato nell’ordinanza 19848/2026, l’uomo «non aveva infatti accettato la fine della relazione sentimentale» e aveva tenuto nei confronti della donna «un comportamento insistente nel quale le lusinghe si alternavano alle offese». In questo contesto era scoppiato il litigio nel parcheggio dell’azienda farmaceutica. La lavoratrice aveva rivolto al collega espressioni offensive e gli aveva sputato più volte addosso, colpendolo al volto e raggiungendo anche la sua automobile.