Ce lo aspettavamo già ma ora ne abbiamo la conferma: il vino prodotto in Veneto è contaminato da PFAS. Ecco cosa hanno scoperto i ricercatori dell'Università Ca' Foscari, dal ruolo del PFBA come marcatore della contaminazione ai rischi per i consumatori più assidui

I PFAS sono ormai una presenza silenziosa e pervasiva nelle nostre vite. Queste sostanze perfluoroalchiliche, utilizzate per decenni nell’industria per le loro proprietà antiaderenti e impermeabilizzanti, si sono rivelate estremamente persistenti nell’ambiente, fino a meritarsi il soprannome di “forever chemicals“, sostanze chimiche eterne. Le ritroviamo nell’acqua potabile, negli alimenti e non si salva neppure uno dei prodotti più identitari del nostro territorio: il vino.

Una nuova ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, pubblicata sulla rivista scientifica Environmental Pollution, ha analizzato 76 bottiglie prodotte tra il 2017 e il 2023 nelle province di Verona, Vicenza e Padova, aree storicamente colpite dal disastro ambientale legato allo stabilimento ex Miteni. Lo studio ha rilevato la presenza di PFAS in 75 campioni, precisando che in 73 di questi la concentrazione era quantificabile, ovvero superiore ai limiti minimi di misurazione analitica.