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Monica Colombo

È il terzo portoghese dopo Fonseca e Conceicao, è stato scelto da Cardinale. Resta il nodo Krosche: l'Eintracht chiede 4-5 milioni per liberarlo

Il giorno in cui Gerry Cardinale aveva deciso di azzerare il management sportivo e aziendale si era limitato a suggerire l’identikit dell’allenatore che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Massimiliano Allegri. «Dovrà essere un tecnico alla Fabregas» aveva detto il numero uno di RedBird, facendo riferimento al tipo di gioco propositivo dell’allenatore del Como e all’età di Cesc. Più da primo della classe neolaureato che da professore. Dopo aver perso Andoni Iraola, il primo obiettivo del Diavolo e studiato diversi profili, anche grazie al suggerimento dei cacciatori di teste, alla fine la scelta è caduta su Ruben Amorim. È il terzo portoghese nel giro di due anni a sedersi sulla panchina rossonera: speriamo che dopo le sfortunate esperienze di Paulo Fonseca e di Sergio Conceicao, ingaggiati e poi abbandonati al loro destino, venga invece protetto e supportato dal club.

Quarantuno anni, libero dopo essere stato esonerato a gennaio dal Manchester United, firmerà oggi un contratto di due stagioni (con opzione per la terza) con il Diavolo: guadagnerà 3,5 milioni di euro più bonus e si prepara a proporre a San Siro il suo 3-4-2-1 o 3-4-3, gli schemi che sono diventati i suoi marchi di fabbrica. Dogmi che hanno rappresentato sia il punto di forza sia la debolezza: poco incline a derogare dalla sua inflessibilità tattica, Amorim in Premier si era scontrato con le personalità forti dello spogliatoio. «Nessuno potrà mai convincermi, nemmeno se me lo chiedesse il Papa in persona. È il mio lavoro, è mia precisa responsabilità, è la mia vita. Non cambierò» è una delle sue affermazioni più forti. Prima della sfortunata esperienza a Manchester, aveva però lasciato il segno in patria: dopo un terzo posto con il Braga, aveva riportato nel 2021 dopo diciannove anni di astinenza lo scudetto allo Sporting Lisbona (poi riconquistato tre anni dopo). Baricentro alto, riconquista immediata del pallone, ritmi alti e concentrazione ossessiva sono le caratteristiche del suo gioco. «Da bambino avevo due grandi passioni: il Benfica e il Milan» disse nel 2017. «Ricordo ancora che stavo ore a guardare le cassette dei rossoneri di Sacchi e Capello: Maldini, Baresi, Gullit, Rijkaard, Savicevic… I miei sogni d’infanzia erano giocare per il Benfica e per il Milan. Sono riuscito a realizzarne solo uno. Vorrà dire che ora dovrò per forza allenare i rossoneri».