Il lungo casting in casa rossonera sembra essere giunto all’epilogo: tutti gli indizi conducono a Ruben Amorim. Il tecnico portoghese ha superato la concorrenza di Jaissle ed è a un passo dal sedersi sulla panchina del Milan. Salvo sorprese dell’ultima ora, ormai non rare a Milanello, si attende soltanto il via libera formale di Gerry Cardinale per inaugurare il nuovo corso.
Ad avvolgere di fascino la sua imminente investitura c’è una sorta di “profezia” pronunciata dallo stesso allenatore quasi sette anni fa. Il 4 novembre 2017, in un’intervista al quotidiano portoghese Tribuna Expresso, Amorim ricordava i propri miti calcistici: “Ricordo di aver visto le registrazioni del Milan con Maldini, Baresi, Gullit, Rijkaard, Savicevic... I miei sogni d’infanzia erano giocare per il Benfica e per il Milan. Uno l’ho realizzato. Ora devo allenare l’altro”.
Parole che oggi suonano come il preludio ideale a un matrimonio scritto nel destino e come base per pianificare la prossima stagione. La fumata bianca per Amorim consentirebbe inoltre ai rossoneri di archiviare settimane di stallo e, soprattutto, di superare il “gran rifiuto” di Ralf Rangnick.
Il tedesco è tornato sull’argomento in conferenza stampa, offrendo la propria versione: “Ho detto fin dall’inizio che volevo avere chiarezza prima dell’inizio dei Mondiali, ma non ho mai posto richieste”. Alla domanda sul motivo del naufragio dell’operazione, la risposta è stata netta: “Non c’era ancora chiarezza”.










