di Andrea Paoletti

L’analisi dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School dimostra tutta la schizofrenia dell’approccio italiano alla limitazione del traffico

I campioni assoluti delle limitazioni all’accesso urbanoLe nostre città sono un labirinto di telecamere, cartelli e limitazioni. Inutile negarlo, non solo nei centri storici, zone con limite 30 all’ora, aree pedonali e varchi elettronici, sono parte di un campionario proposto agli automobilisti italiani che è più ampio del menu di una trattoria. A metterlo nero su bianco, certificando numeri francamente sorprendenti, è il nuovo rapporto "Auto e Città, oltre il divieto", curato dall’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School che ha fotografato una realtà tricolore ai confini dello schizofrenico. L’Italia infatti da sola concentra il 56,2% di tutte le misure di limitazione dell’accesso censite nel Vecchio Continente, ovvero 485 provvedimenti tra ZTL, Lez e sistemi di pedaggio urbano, su una quota totale di 863 ottenuta sommando tutti gli altri membri dell’UE. Se ci vogliamo limitare alle sole Ztl (Zone a Traffico Limitato), il primato diventa poi praticamente un monopolio: delle circa 500 zone attive in Europa, ben 446 si trovano nei confini italiani, ovvero quasi il 90%.