ROMA - Secondo la ricerca “Auto e Città, oltre il divieto” dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, l’Italia detiene il primato europeo per il numero di Zone a Traffico Limitato (Ztl), ospitandone ben 446 su circa 500 totali. Più in generale, il nostro Paese concentra oltre la metà di tutte le misure europee di regolazione degli accessi urbani (Uvar), incluse le Low Emission Zone (Lez) e i sistemi di congestion charge. Tuttavia, questa massiccia diffusione è avvenuta in modo frammentato e al di fuori di una strategia nazionale organica. Le Ztl italiane sono state concepite principalmente per tutelare i centri storici e il patrimonio urbano, ma spesso non incidono sulla qualità dell'aria perché non considerano le emissioni dei veicoli, a differenza delle Lez che invece applicano restrizioni basate sulle tecnologie di trazione e vedono l'Italia solo al quinto posto in Europa. Lo studio evidenzia come la mancanza di standard nazionali e l'assenza di un'infrastruttura regolatoria unitaria creino forti disomogeneità tra le varie città italiane, a differenza di Paesi come Francia, Spagna e Germania che adottano modelli centralizzati, bollini ambientali o standard tecnici comuni.
Italia prima in Europa per numero di Ztl ma manca una strategia nazionale
Secondo lo studio dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School il 56% delle limitazioni alla circolazione registrate in Europa è concentrato n…










