Roma, 9 giu. (askanews) – L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di Zone a Traffico Limitato (ZTL) e conta più della metà delle limitazioni alla circolazione registrate in Europa decise in ambito locale e al di fuori di una strategia nazionale organica. È quanto emerge dalla ricerca “Auto e Città, oltre il divieto”, dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, presentato oggi a Roma, che analizza il rapporto tra mobilità privata e spazio urbano alla luce delle nuove esigenze ambientali, economiche e sociali.
L’analisi si focalizza sul ruolo degli UVAR (Urban Vehicle Access Regulation), le misure che regolano l’accesso dei veicoli negli spazi urbani per ridurre traffico, congestione e inquinamento, nonché di altri strumenti di regolamentazione della mobilità come le Zone 30 e le Aree pedonali.
Gli UVAR comprendono diverse tipologie di misure, per le quali la ricerca propone una precisa classificazione in cinque categorie: Congestion Charge, Low Emission Zone (LEZ), Zone a Traffico Limitato (ZTL), Aree pedonali e altre limitazioni specifiche per particolari categorie di veicoli.
Secondo lo studio, su circa 500 ZTL attive in Europa, ben 446 si trovano in Italia. Più in generale, il nostro Paese concentra 485 misure di limitazione dell’accesso – tra ZTL, Low Emission Zone (LEZ) e sistemi di congestion charge – oltre la metà del totale europeo (56,2%) che ammonta a 863 interventi.










