Il dato emerge dalla ricerca «Auto e Città, oltre il divieto» dell'Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School. Al di là delle Ztl, in Italia si concentrano più della metà adottate per limitare il traffico

L’89% delle Zone a Traffico Limitato (ZTL) attive in Europa sono in Italia. In altri termini, su 500 ZTL, 446 sono nel nostro Paese. Il dato è enorme e sembra esagerato, ma è emerso dalla ricerca «Auto e Città, oltre il divieto» dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, che analizza il rapporto tra mobilità privata e spazio urbano alla luce delle nuove esigenze ambientali, economiche e sociali. Ma le Zone a Traffico Limitato non sono le uniche modalità utilizzate per limitare la circolazione delle automobili. In generale, in Italia si contano 485 limitazioni tra Ztl, Low Emission Zone (zone a bassa emissione, Lez) e sistemi di congestion charge (pedaggio urbano), pari al 56,2% del totale europeo che ammonta a 863 interventi.

La differenza con Francia, Spagna e Germania

Oltre a esporre i dati, la ricerca mette l’accento su un aspetto che differenzia l’Italia con gli altri Paesi europei come Francia, Spagna e Germania: l’assenza di una regia nazionale che imponga dei criteri uniformi nel sistema di limitazione del traffico. Lo sottolinea Fabio Orecchini, direttore dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School: «Dalla ricerca emerge la grande attenzione che l’Italia dedica al tema della mobilità urbana, ma appare evidente l’assenza di un coordinamento efficace a livello nazionale». Orecchini propone quindi «l’attivazione di un portale unico nazionale che raccolga tutti i provvedimenti adottati localmente e che consenta alle auto sempre più connesse e digitalizzate in arrivo sul mercato di accedere in tempo reale alla normativa in vigore in ogni città».