L’Italia sta diventando un’area sempre più importante per la riproduzione della tartaruga marina Caretta caretta nel Mediterraneo, ma dietro il record di nidificazioni si nasconde una fragilità crescente. La crisi climatica sta infatti modificando le condizioni ambientali delle spiagge e, con esse, anche l’equilibrio biologico della specie: temperature più alte durante l’incubazione favoriscono la nascita di femmine, riducendo progressivamente la quota di maschi.

Il dato italiano racconta una trasformazione rapida. Nel 2023 lungo le coste nazionali sono stati censiti circa 443 nidi, saliti a 601 nel 2024 e poi a oltre 700 nel 2025, il valore più alto mai documentato nel Paese. L’aumento viene interpretato dagli esperti come il risultato combinato dell’espansione naturale dell’areale riproduttivo verso nord e ovest e del progressivo riscaldamento delle coste, che rende idonee alla deposizione aree in passato troppo fredde.

Le regioni più interessate restano Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, ma la presenza dei nidi cresce anche lungo le coste tirreniche centrali e settentrionali, in particolare in Liguria. È il segnale di una trasformazione strutturale della distribuzione della specie nel Mediterraneo, uno dei bacini che si stanno scaldando più velocemente sul pianeta: secondo il rapporto Climate change and interconnected risks to sustainable development in the Mediterranean, pubblicato su Nature Climate Change, la temperatura cresce di circa 0,4°C ogni dieci anni, con proiezioni al 2100 tra +1,8°C e +3,5°C rispetto al periodo 1961-1990.