Il cambiamento climatico sta avendo un impatto sempre più evidente sulle popolazioni di tartarughe marine del Mediterraneo, in particolare sulla tartaruga comune Caretta caretta, modificandone la biologia riproduttiva, la distribuzione geografica e la sopravvivenza delle nuove generazioni. Negli ultimi anni l’aumento delle temperature nel bacino mediterraneo ha raggiunto livelli eccezionali, con temperature superficiali del mare che durante le ondate di calore hanno sfiorato i 29 °C e anomalie termiche, contribuendo al progressivo riscaldamento anche delle spiagge di nidificazione.
A segnalarlo è Legambiente, la quale sottolinea che secondo il rapporto Climate change and interconnected risks to sustainable development in the Mediterranean, pubblicato su Nature Climate Change, il Mediterraneo è tra i bacini che si stanno scaldando più velocemente sul pianeta: con un aumento di circa + 0,4 °C ogni dieci anni, con proiezioni per il 2100 che variano tra +1,8 °C e +3,5 °C in media rispetto al periodo tra il 1961 e il 1990.
Questo fenomeno è particolarmente rilevante per una specie come la Caretta caretta, la cui determinazione del sesso dipende dalla temperatura di incubazione delle uova, con temperature più elevate che favoriscono la nascita di femmine e valori più bassi associati allo sviluppo di maschi, determinando così uno squilibrio nella struttura demografica delle popolazioni. Le temperature dei nidi, che normalmente oscillano in un intervallo ottimale tra 24 e 34 °C, risultano sempre più spesso influenzate dal riscaldamento ambientale, con effetti sul calore metabolico degli embrioni nelle fasi finali dello sviluppo, con possibili effetti negativi sulla morfologia dei neonati, sulle loro prestazioni motorie e sul successo complessivo di schiusa.








