PORTO VIRO - (ROVIGO) Venticinque tartarughe marine recuperate in appena una settimana, settantatré dall’inizio dell’anno. Numeri che stanno facendo scattare l’allarme lungo tutto il litorale veneto e che rischiano di trasformare il 2026 in una delle stagioni più difficili degli ultimi anni per la Caretta caretta. Se tra il 2019 e il 2024 la media annuale degli spiaggiamenti era stata di 107,5 esemplari, quest’anno il conteggio ha già superato i due terzi del totale storico quando mancano ancora i mesi tradizionalmente più delicati, come luglio e ottobre.

La situazione è seguita con particolare attenzione dalla Regione Veneto e dall’Università di Padova, che nei mesi scorsi hanno rafforzato la rete di monitoraggio dedicata a cetacei e tartarughe marine. A marzo era stato infatti presentato il nuovo protocollo regionale per la gestione degli spiaggiamenti e dei possibili nidi di Caretta caretta, uno strumento che coinvolge istituzioni, Capitanerie di porto, enti locali e mondo scientifico con l’obiettivo di garantire interventi rapidi e coordinati.

«La tempestività con cui la nostra rete di monitoraggio sta rispondendo a questa emergenza è il frutto di un lavoro rigoroso e costante che la Regione porta avanti con determinazione insieme all’Università di Padova» afferma l’assessora regionale all’Ambiente, Clima e Parchi Elisa Venturini. «Grazie alla sinergia con il mondo accademico, siamo in grado di raccogliere dati cruciali per comprendere le dinamiche di questo spiaggiamento anomalo».