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Aurora Barchiesi, 18 anni, frequenta la 5H al liceo classico Beccaria e studia teatro
MILANO "La maturità è davvero un rito di passaggio e chiude un ciclo: da una parte ti dici “wow“, sei emozionato di potere pensare al tuo futuro, alle passioni che hai scelto e vuoi dimostrare quello che in questi cinque anni hai fatto, dall’altra un po’ ti spaventa il dover lasciare la tua classe e quello che hai sperimentato fin qui, l’essere lanciato nel “mondo degli adulti“": Aurora Barchiesi frequenta la 5H al liceo classico Beccaria e terrà per Il Giorno il diario della maturità, raccontandoci una prova dopo l’altra, mentre le supera e le vive. Ha 18 anni (ne compirà 19 nel bel mezzo degli esami), vive a Baggio e ha una passione grande per il teatro, che ha potuto coltivare anche al liceo. "Mia mamma da piccola mi diceva sempre che ero molto “drammatica“ e che il teatro avrebbe fatto per me. E in effetti mi sono trovata proprio bene", confessa. A 11 anni ha cominciato a recitare, oggi fa parte della compagnia Comteatro di Corsico e al Beccaria ha scelto l’indirizzo classico con potenziamento teatrale. "Che mi ha aiutato molto in questi anni – racconta –: avere due ore di teatro ti permette di svagarti un attimo e di conoscere la tua classe in un altro modo, su un altro livello. E mi ha aiutato anche a crescere come persona: metti una maschera, sei un altro personaggio, però in quel personaggio trovi tantissimo di te e riesci a esprimerti". Anche al saggio di fine anno di Comteatro ha portato in scena la voce degli studenti: "Non siamo numeri, non siamo un voto, siamo innanzitutto le nostre emozioni, i nostri sentimenti – sottolinea –. Nei momenti più di ansia, durante la preparazione delle ultime verifiche e nel mese tragico di maggio, riuscire a trovare un momento per le prove mi ha aiutato a concentrarmi". Da giovedì tornerà in classe per affrontare il tema, venerdì la versione di Latino, poi il colloquio: "Mi piacerebbe chiudere in bellezza, dopo tanto studio". Tornando indietro risceglierebbe il Classico. Lo consiglia anche ai ragazzi delle medie, in un periodo in cui le famiglie guardano spesso ad altri indirizzi: "Una cosa che mi ha stupito tantissimo e continua a stupirmi è il fatto che quando sento una parola che non conosco riesco ad associarla a una parola greca o latina – racconta –: magari non riesco a capire subito il significato per intero, ma l’accezione sì e mi fa piacere, mi incuriosisce, mi fa riflettere. Dicono che il classico ti apra la mente e secondo me è vero, non che le altre scuole non ti facciano pensare, ma sapere usare le parole con attenzione, saperle scegliere con cura, è davvero fondamentale nel mondo d’oggi. Il Beccaria poi ha diversi potenziamenti e laboratori che offrono uno sguardo vasto su altri interessi, anche scientifici". Se dovesse scegliere un’opera per rappresentare la “sua“ maturità Aurora opterebbe per il Satyricon di Petronio: "Perché magari fila tutto tranquillo, ma può prenderti in giro a un certo punto e metterti il bastone tra le ruote: devi essere pronto ad affrontare una satira che è un po’ molesta", sorride, guardando però già al futuro, una volta archiviati gli esami: "Cercherò di entrare all’Accademia d’Arte Drammatica, a Milano o a Roma". È il suo piano A. "Se non dovessi riuscirci subito mi iscriverò al corso degli adulti di teatro a Corsico, dove mi sono trovata benissimo, e lavorerò un anno per riprovarci, oppure penso a una facoltà come quella di Lettere o di Beni Culturali, che mi permetta di restare agganciata al mio sogno e al teatro". Si.Ba.













