La maturità come riscatto di una vita. Anni fatti di sacrifici e di sogni nel cassetto che vedranno la luce la mattina di mercoledì 18 giugno, esattamente alle 8: quando migliaia di studenti italiani raggiungeranno le aule con l’ansia in gola e il vocabolario stretto sul petto per sostenere la prima prova, il tema di italiano. Seduta dietro ai banchi c’è anche Valentina Saracino, studentessa dell’Istituto superiore Emanuela Loi di Nettuno, che a 38 anni ha deciso di prendere un secondo diploma. A 20 anni di distanza dalla sua prima maturità.

«Ho deciso di riaprire i libri per dare un esempio a mia figlia, per farle capire che noi donne possiamo sentirci complete anche senza diventare madri - dichiara Saracino a Leggo - e che nella vita c’è sempre tempo per le seconde possibilità».La chiave di volta La rinascita di Valentina, residente ad Aprilia, inizia tre anni fa, quando la sua bambina torna a casa dalla scuola elementare portando un compito da fare a casa: scrivere un tema su cosa volesse fare da grande. «Mi disse che voleva diventare mamma», spiega. E questo ha acceso in lei un campanello d’allarme. «Il desiderio di mia figlia era bellissimo e diventare mamma non è negativo, però nella vita ci sono infinite possibilità - continua - e quando ho letto cosa aveva scritto mi sono resa conto che nemmeno io sapevo cosa volessi fare da grande, anche se lo ero già diventata». La 38enne, dopo aver preso il diploma turistico al liceo Colonna Gatti di Nettuno, ha lavorato come barista, cameriera o aiuto-cuoca. «Tutto pur di essere indipendente». Poi però si è dovuta fermare a causa di un problema di salute e per accudire sua figlia. «Ma sentivo di limitarla, di non essere un buon esempio».Il ritorno a scuola Così Valentina ha preso coraggio e si è iscritta nuovamente a scuola, questa volta ai corsi serali dell’Istituto tecnico economico e tecnologico della città, scegliendo di specializzarsi in amministrazione, finanza e marketing. La classe è durata tre anni e le lezioni si sono svolte dalle 17 alle 22. «All’inizio non è stato semplice, visto che sono entrata a metà anno e quindi ho dovuto recuperare ciò che mi ero persa - racconta - poi è stato difficile anche lasciare mia figlia, tornare a casa quando praticamente lei era già a letto perché il giorno dopo si sarebbe dovuta alzare presto per andare a scuola». Per non parlare dell’organizzazione: «Più volte mi è capitato di studiare la notte per non rimanere indietro la mattina con le mansioni e le commissioni».Ma in questo percorso non si è mai sentita lascita sola. Non dalla sua famiglia - «Mia madre è stata la prima a dirmi che ci sarebbe stata se avessi voluto tornare a studiare» - né dai suoi compagni di liceo e dai professori: «Al serale ci sono tante realtà, alcune simili alla mia. Ma ci sono anche tante persone che hanno deciso di tornare a studiare dopo aver lasciato il liceo da giovani. Forse l’unica cosa che ci differenzia dagli studenti del diurno sono le interrogazioni programmate, siccome i professori ci vengono incontro per permetterci di organizzare i nostri impegni. Altrimenti siamo alla pari».Non è mai troppo tardi Un’equità che Valentina ha percepito anche in sua figlia. «La possibilità di tornare a studiare mi ha permesso di instaurare un dialogo più profondo con lei, visto che nell’ultimo anno è entrata alle medie - spiega Saracino - ho avuto modo di parlarle di tematiche attuali, come il bullismo, non come una semplice mamma, bensì come una studentessa». Oltre a preparare economia aziendale per la seconda prova e le materie da collegare agli orali, Valentina ha studiato anche per ottenere il Delf, la certificazione di lingua francese, livello B1. «Voglio affrontare questa maturità senza ansia, ho tanta voglia di riscattarmi e soprattutto non mi voglio più fermare - continua la 38enne - dopo gli esami oltre a lavorare mi piacerebbe andare all’università». L’indecisione è tra Giurisprudenza e Scienze della formazione primaria, anche se ammette di essere più orientata verso l’insegnamento: «Mi auguro che la mia scelta possa essere fonte di ispirazione per altri studenti. Spero che mia figlia voglia esserci agli orali, alla fine è grazie a lei se ho scelto di non accontentarmi più, diventando la versione migliore di me stessa. So che sono sulla strada giusta, perché già guarda il futuro con occhi diversi e desidera un giorno di diventare un'astronoma. Certo, ha 12 anni, quindi potrebbe cambiare idea, ma nel caso potrà sentirsi libera di prendere un'altra strada». Perché non è mai troppo tardi per ripartire da zero. Buon esame a tutti.