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Andrea Pasqualetto

Venezia, il delitto della prof. La confessione dopo 10 ore di interrogatorio. Il corpo sulla carriola portata in pieno giorno tra la gente fino al fiume: «Lì ho gettato il corpo»

DAL NOSTRO INVIATOS.STINO DI LIVENZA (VENEZIA) - Dieci ore di «io non ne so nulla» e poi, di fronte all’evidenza che era stato l’ultimo a vederla quel giorno, ha abbassato lo sguardo: «Ero andato da lei e abbiamo litigato». Il ragazzo era andato da zia Chiara, che abitava da sola nella grande casa di San Stino di Livenza, vicino alla villetta dove lui vive con i genitori. Il litigio è diventato furioso nella legnaia-laboratorio, un po’ il piccolo mondo di questo studente diciassettenne che si dilettava in lavoretti, e lì l’ha colpita.

«Con un coltello»Venerdì scorso ad ascoltarlo c’erano il pm di Pordenone, Carmelo Barbaro, gli investigatori e il medico legale Antonello Cirnelli, chiamato il giorno prima dai carabinieri a interpretare le tracce di sangue trovate proprio nella legnaia. E il suo giudizio era stato fermo: il delitto è stato commesso qui ed è stato efferato. Troppi schizzi, anche sulle pareti. Da un’analisi fatta a colpo d’occhio, una sorta di bloodstain pattern analysis visiva, significava che l’arma del delitto era probabilmente una lama che aveva reciso delle arterie importanti. «L’ho colpita con un coltello», ha confermato il giovane.