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Andrea Pasqualetto, inviato, e Antonella Gasparini
Il fermato ha 17 anni. La pista di attriti legati al patrimonio familiare. La procura di Pordenone: non ci fermiamo alle dichiarazioni del ragazzo
Ai vicini che chiedevano cosa fosse successo lui rispondeva allargando le braccia: «La zia non è rientrata a casa, siamo preoccupati». C’erano le gazzelle dei carabinieri intorno alla grande casa di famiglia a San Stino di Livenza, Veneto Orientale. Li aveva allertati un’amica di zia Chiara, insegnante di lettere alle medie, perché da giovedì non le rispondeva al telefono. «Gli ho anche chiesto cosa gli fosse successo alla mano che era fasciata — racconta un signore —. Mi ha risposto “sono caduto”». Poi, sentiti i familiari e altri testimoni, davanti agli investigatori e il pm di Pordenone, che avevano in mano l’immagine di una videocamera, il 17enne è crollato: «Avevamo litigato». Ed è scattato il fermo. Secondo gli inquirenti l’avrebbe uccisa lui, a coltellate, nella legnaia, e l’avrebbe caricata su una carriola coprendola con un telo per portata sull’argine del vicino canale e buttarla in acqua. E lì avrebbe gettato anche il coltello.
Una scena horror e grottesca al tempo stesso. E difficile da immaginare considerato che ha percorso quasi un chilometro con la zia sulla carriola, passando davanti a varie abitazioni e comunque sulla strada. E considerato anche che si tratta di un ragazzo sconosciuto alle forze dell’ordine, nel senso che non è mai comparso nei loro archivi: «Nessuna segnalazione ma proprio nulla, di nessun tipo». Uno studente, un ragazzo che nessuno ricorda come violento. E una famiglia di professori: insegnante lei, insegnate lo zio, insegnante anche la nonna. Tutti benestanti e molto conosciuti nella cittadina per via anche della storica tipografia dei nonni. «Si tratta di persone stimate, perbene e benvolute nella nostra comunità», ha subito rimarcato il sindaco di San Stino, Gianluca De Stefani. Va detto che il corpo della zia non è stato ancora trovato. Le ricerche stanno impegnando i vigili del fuoco che hanno perlustrato la zona e il canale e il fiume sul quale confluisce, fino ad arrivare alla foce di Caorle. Sommozzatori, droni, cani molecolari. Nulla.










