SAN STINO DI LIVENZA (VENEZIA) - I telefoni dei familiari più stretti di Chiara Guerra sono tutti sotto sequestro. Dopo la confessione di omicidio del giovane diciassettenne, i carabinieri non solo hanno messo i sigilli alla loro casa in via Fratelli Cervi ma hanno anche ritirato loro tutti i dispositivi elettronici, con particolare attenzione a quelli del giovane che ha confessato l'assassinio della zia. L'unico cellulare che manca all'appello è proprio quello della vittima, uccisa a coltellate e il cui corpo è stato parzialmente bruciato. Dopo averla uccisa, il giovane si è intascato il cellulare della zia e l'ha gettato nel Malghér insieme al corpo della donna. Un dettaglio che il ragazzo ha ammesso durante l'interrogatorio della notte tra sabato e domenica.

COSA SI CERCA Conversazioni, ricerche, spostamenti: tutte informazioni relative ai momenti precedenti e successivi al delitto che ora potenzialmente sono in mano agli inquirenti, a seguito del sequestro di tutti i cellulari della famiglia. Tutte le attenzioni sono rivolte al cellulare del diciassettenne. I carabinieri lo stanno analizzando da cima a fondo per cercare di comprendere come il giovane si sia comportato prima e dopo l'assassinio della zia. Non solo, fondamentali saranno anche le informazioni relative ai suoi spostamenti, mappate dal gps interno al dispositivo. Nei telefoni della famiglia potrebbero anche celarsi nuovi dettagli sul movente. Ormai gli inquirenti ne sono convinti: alla base dell'efferato delitto vi sarebbero questioni economiche familiari. Questioni legate alla vendita di un immobile di cui forse si sarebbe interessato anche il giovane. Un'ipotesi che appare chiara ma di cui comunque si stanno cercando evidenze in conversazioni e messaggi. L'APPUNTAMENTO «Zia, possiamo vederci?». Una frase molto simile a questa sarebbe stata pronunciata dal giovane durante l'ultima telefonata fatta alla zia proprio nei primo pomeriggio di giovedì, cercando un modo per incontrarla. I due si sarebbero sentiti al telefono per darsi un appuntamento, vedendosi poi davanti alla legnaia, nell'abitazione di via Fratelli Cervi. Dopo un primo saluto, per motivazioni che sono ancora completamente da chiarire sarebbe nata la discussione. Nessun testimone: tutto sarebbe accaduto all'interno, a porte chiuse. I due avrebbero cominciato a litigare pare per questioni economiche e alla fine il giovane avrebbe impugnato un coltello da cantiere per ferire la zia, inferendole almeno una trentina di colpi.La possibile telefonata alla donna per cercare di incontrarla non è abbastanza per abbozzare una qualsiasi ipotesi di premeditazione. Si tratta di un'ipotesi ancora da verificare: bisogna intanto comprendere se il giovane avesse già con sé l'arma del delitto al momento dell'incontro o se l'abbia impugnato solo una volta entrato nella legnaia, al momento dell'aggressione.