Antonio De Matteis appartiene a quella specie rara dell’eleganza italiana che conosce sia il tavolo del consiglio, sia il tavolo da taglio. Napoletano, classe 1964, cresciuto in una famiglia tessile, è Ceo di Kiton e direttore creativo del menswear, dopo un apprendistato cominciato nel 1986 accanto allo zio Ciro Paone e dal 2023 presiede Pitti Immagine. In lui convivono il culto della manifattura e una lucidità poco incline alle nebbie romantiche: sa che un abito può essere poesia, ma solo se passa prima dal buyer, dal mondo. A Firenze, dunque, non è solo cerimoniere del bello, ma anche imprenditore che misura il polso, la febbre e qualche vanità della moda maschile.
Pitti Uomo 110 apre con quasi 730 espositori e una forte presenza internazionale. Possiamo dire che, nonostante tutto, Pitti ha venduto ancora tutti gli spazi? "Sì, con una percentuale superiore al 40 per cento di espositori stranieri. Pitti Uomo si conferma al centro della moda maschile, e lo vediamo dall’interesse degli espositori esteri".
Pitti è ancora soprattutto una fiera che vende, o sta diventando anche un luogo di conversazioni, connessioni, lettura del mercato? "È diventato sia un momento di confronto e di discussione, sia un momento in cui tutti noi, abbiamo la possibilità di guardare anche gli altri: come si muovono, come presentano i prodotti, quali sono le evoluzioni del mercato. Io parlo sotto più cappelli: quello del presidente, quello dell’espositore e quello dell’imprenditore. Per me quei quattro giorni sono una grande opportunità per capire il mercato. Milano è più un momento di buying, Firenze invece serve anche come confronto, scambio di idee".









