I tragici istanti dell’incidente costato la vita alla giovane carabiniera Emily Vegliante sono stati ripercorsi ieri mattina dai primi testimoni chiamati a deporre nel processo per quei fatti. Davanti al giudice Stefano Mandolesi è imputato per omicidio stradale il 50enne che, quel maledetto giorno, guidava la macchina che si è schiantata contro quella su cui viaggiava la militare 22enne. Tra i primi a rispondere alle domande delle parti (il pubblico ministero Isabella Cavallari e l’avvocato Beatrice Capri per l’imputato) è stato un automobilista che si trovava proprio dietro a una delle auto coinvolta nello schianto. "Ho visto la Peugeot deragliare verso la corsia opposta, mente nel frattempo arrivava la Punto (l’auto sulla quale viaggiava la vittima insieme a un collega, ndr). Sono sceso e sono corso a vedere. Entrambi gli occupanti della Punto non avevano le cinture di sicurezza". In seguito ha preso la parola il militare che si trovava alla guida della Punto (inizialmente anche lui fu indagato, poi però la sua posizione venne archiviata). Il carabiniere ha spiegato che quella mattina lui e la collega stavano svolgendo un servizio in borghese, fingendosi dei runner in un luogo in cui era stato segnalato spaccio di droga, a San Matteo della Decima. "Abbiamo finito intorno alle 13.30/14 – ricorda –. Poi, essendo ormai chiusa la mensa della caserma, abbiamo mangiato un panino al McDrive di Cento. Poi abbiamo preso via Modena per tornare a San Giovanni in Persiceto. Arrivato alla curva, mi è piombata addosso la macchina. Ho provato a frenare e sterzare". Riguardo alle cinture, il testimone riferisce di non ricordare nulla e di essersi "svegliato più tardi all’ospedale Maggiore".
Carabiniera morta nello schianto, l’incidente ricostruito in tribunale
Cento, primi testimoni nel processo per la tragedia della giovane: "Non avevano le cinture di sicurezza"










