SAN VENDEMIANO (TREVISO) - Era l'11 dicembre del 2024 quando la 44enne di Susegana Ambra Arimaldi esalò l'ultimo respiro al Ca' Foncello. Due settimane prima, il 26 novembre, poco prima delle 18, l'incidente che le fu fatale. Il conducente dell'Audi Q5 che la travolse venne iscritto nel registro degli indagati del fascicolo aperto per l'ipotesi di reato di omicidio stradale. Sotto accusa era finito un 46enne di San Vendemiano (difeso dagli avvocati Enrico De Stefano e Roberto Suraci).
È proprio su questa inchiesta che emergono nuovi risvolti. Da un lato c'è la Procura che ha chiesto al giudice delle indagini preliminari l'archiviazione del fascicolo. Dopo una consulenza tecnica che ha concluso individuando la causa del sinistro in una condotta imprudente della pedone nell'attraversare la strada, il pubblico ministero Marta Malvezzi ha ritenuto che non vi siano sufficienti elementi per sostenere in giudizio l'accusa contro il conducente. Dall'altra parte ci sono invece il marito e i figli di Ambra che, assistiti dall'avvocato Enrico D'Orazio, si oppongono all'archiviazione. Motivo principale è il fatto che - lo aveva accertato proprio la consulenza disposta dalla Procura - l'Audi stesse viaggiando a una velocità tra i 60 e i 65 chilometri l'ora, oltre il limite dei 50 vigente su quel tratto di strada, quando investì la vittima. Per i familiari e il loro legale, se l'auto avesse rispettato i limiti, non è detto che l'impatto avrebbe causato la morte della 44enne.Mamma sbanda con l'auto e si schianta contro un camion, a bordo del mezzo le due figlie: grave la bambina di 10 anni L'incidente Erano le 17.50 quando Ambra Arimaldi venne travolta nei pressi dell'incrocio tra via Ungaresca Sud e via Padania, a San Vendemiano, all'altezza del negozio "Cash and Carry". Dopo il violento impatto, il corpo della donna venne sbalzato per diversi metri, rovinando al suolo nella corsia di marcia opposta. Trasportata d'urgenza in ospedale, la 44enne morì 15 giorni dopo al Ca' Foncello.Nel corso delle indagini preliminari, il pm ha disposto una consulenza tecnica per ricostruire la dinamica del sinistro e accertare eventuali profili di responsabilità. Secondo quanto rilevato dalla perizia, Ambra aveva iniziato l'attraversamento al di fuori delle strisce pedonali, in condizioni di oscurità e con poca illuminazione, dopo il transito di un veicolo che precedeva l'Audi Q5. Che, al momento dell'impatto, viaggiava sopra il limite di velocità. Il consulente ha comunque concluso individuando la causa tecnica dell'incidente nella «condotta gravemente imperita del pedone», ritenuta imprevedibile e anomala. Secondo il perito, l'investimento si sarebbe comunque prodotto, anche se l'automobilista avesse tenuto una velocità entro i limiti. Così la pm Malvezzi ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta.Di diverso avviso i familiari della vittima, che si sono opposti al provvedimento con l'avvocato D'Orazio. Anche se l'urto fosse stato effettivamente inevitabile, non si può concludere - sostengono - che avrebbe comunque ucciso Ambra anche se l'Audi avesse rispettato i limiti. «È del tutto arbitrario e indimostrato affermare che, anche in caso di urto, le conseguenze sarebbero state comunque letali» si legge nell'opposizione all'archiviazione. Dove si sostiene anche che il conducente non può invocare l'imprevedibilità del pedone in presenza di condizioni critiche come orario notturno, assenza di luce e prossimità di un negozio con continuo afflusso e attraversamento di persone. L'avvocato D'Orazio ha così chiesto l'imputazione dell'automobilista o comunque la prosecuzione delle indagini con una consulenza tecnica cinematica e una medico-legale. La parola ora spetterà al giudice.








