Omicidio stradale ma con “eccesso colposo di adempimento del dovere”. Si attenua l’accusa nei confronti del carabiniere alla guida della gazzella durante il lungo inseguimento che portò alla morte di Ramy Elgaml del 24 novembre 2024. È quanto emerge da una nuova chiusura indagini sul caso, notificata oggi dai pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini con l'aggiunto Paolo Ielo.

In sostanza, al vicebrigadiere Antonio Lenoci viene riconosciuto che nel lungo inseguimento per le vie di Milano, innescato dall’alt bruciato dal Tmax guidato da Fares Bouzidi con Ramy come passeggero, stava “adempiendo” a un dovere, dato che Bouzidi è stato anche già condannato per resistenza a pubblico ufficiale proprio per quella fuga. Avrebbe, però, tenuto una distanza troppa ravvicinata in relazione alla velocità. Da qui la condotta colposa. Per lui anche le lesioni nei confronti di Fares sono per “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”.

Nell’ultima chiusura indagini, quella di inizio dicembre, Lenoci era indagato per omicidio stradale. In quel fine indagini erano 8 in tutto gli indagati, tra cui Bouzidi per omicidio stradale in concorso col carabiniere e poi altri sei militari accusati, a vario titolo, di ipotesi di depistaggio e favoreggiamento, per la cancellazione di video di testimoni, di un presunto falso ideologico sul verbale d’arresto di Fares per resistenza e anche per ipotesi di false informazioni ai pm. In particolare, nella nuova chiusura, notificata oggi dalla procura milanese diretta da Marcello Viola, a sei indagati in totale, la contestazione di false informazioni ai pm, che vede indagati due militari, è stata stralciata per motivi tecnico-procedurali.