La notizia di un accordo di pace ormai raggiunto tra Stati Uniti e Iran ha provocato ieri un vero e proprio terremoto sul mercato delle materie prime.

A cominciare dal petrolio: fin dall"inizio del conflitto si è comportato da barometro degli umori del mercato e non a caso il greggio ha reagito alla notizia dell"accordo - che dovrebbe essere firmato ufficialmente venerdì 19 giugno in Svizzera - con un crollo di circa il 5% in entrambi i principali indici di riferimento.Il Brent, in particolare, è arrivato a muoversi fin sotto gli 83 dollari al barile.

Il Wti invece si aggirava intorno agli 80 dollari (è riuscito anche scendere sotto tale soglia), un valore che non vedeva da inizio marzo, cioè dall"avvio delle ostilità in Iran.

Secondo gli esperti però non è detto che il crollo dei prezzi del greggio continui senza sosta nei prossimi giorni. «La riattivazione delle infrastrutture e dei flussi logistici potrebbe richiedere tempo.

Allo stesso tempo, alcuni operatori del settore marittimo potrebbero rimanere cauti nel tornare a utilizzare lo stretto di Hormuz nel breve termine», spiegano Ewa Manthey e Warren Patterson, economisti di Ing. «Intanto sarà necessario ricostituire le scorte e le riserve strategiche, il che dovrebbe sostenere i prezzi anche con la graduale ripresa dei flussi».Contestualmente, il vero vincitore della pace in Medio Oriente è risultato essere l"oro.