Nessun «patentino» ma una semplice dichiarazione: «Riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione Italiana». Ha chiesto solo questo l’Associazione italiana editori (Aie) agli espositori che vogliono partecipare all’edizione 2026 della fiera Più libri più liberi, che come ogni anno si terrà a Roma. Tanto è bastato per far partire all’attacco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La mail era stata recapitata il 10 giugno a tutti gli interessati (diverse centinaia). La premier ha atteso quattro giorni, poi domenica ha tuonato sui social: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno».
Va sottolineato che l’Aie è un ente privato e costituisce la più antica organizzazione di categoria: nata nel 1869, rappresenta oggi «oltre il 90% del mercato librario italiano» (così recita il sito). Tra le varie cose ha partecipato alla fondazione di Confindustria. Non esattamente il profilo di un covo di estremisti, insomma.
Tanto che alla stessa pagina cinque del modulo trasmesso agli espositori chiede anche di affermare: i valori e i principi espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani; i principi di libertà di pensiero e di stampa, di tutela della dignità umana e di libertà della persona senza alcuna distinzione per ragioni di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro; il rifiuto di ogni forma di discriminazione e di incitamento all’odio; il rispetto delle leggi su diritto d’autore, pubblica sicurezza, prevenzione incendi, igiene e sicurezza sul lavoro e la condivisione del regolamento generale della fiera.










