La fiera della piccola e media editoria si chiama Più libri più liberi. Quest’anno l’Aie (l’Associazione italiana editori), che la organizza, ha preso sul serio soprattutto la seconda metà del nome: per esporre alla prossima edizione (dal 4 all’8 dicembre 2026 alla Nuvola dell’Eur), gli editori dovranno firmare una dichiarazione in cui si impegnano a rispettare la Costituzione, a ripudiare fascismo e totalitarismi e a non farne apologia. A destra la misura è stata subito bollata come una patente di antifascismo. Con un dettaglio non secondario: senza quella firma, la candidatura non parte nemmeno. Liberi sì, ma solo una volta timbrato il modulo.
Più libri più liberi (Ansa).
Tutto nasce dalle forti polemiche del 2025 su Passaggio al Bosco
L’origine della vicenda è nota. Nel 2025 la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco aveva suscitato forti polemiche per un catalogo giudicato da alcuni troppo indulgente verso un immaginario politico descritto come «l’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita». Nonostante le proteste di nomi come Antonio Scurati, Alessandro Barbero, Domenico Starnone, Zerocalcare e altri, l’Aie aveva difeso la scelta richiamandosi al pluralismo e alla libertà di espressione, ovviamente nel rispetto della legge.










