Non ci si crede. Stavolta non è un modo di dire. Una fiera del libro intitolata alla libertà – che altro vuol dire, sennò “Più libri più liberi”? – chiede agli editori partecipanti una firma sotto una dichiarazione prestampata. Un impegno a “riconoscere e a condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”. Che è “la più bella di tutte”, l’ha detto anche Roberto Benigni – o già vi siete scordati della precedente ondata di passione costituzionale? Vengono i brividi. Ne consegue – a rigor di logica – che un editore di sani principi e valori antifascisti debba avere in catalogo soltanto libri e scrittori di sani principi e valori antifascisti. E quindi addio a una bella fetta di storia della letteratura, a cominciare da Vladimir Nabokov, per fare un nome. Apposta non facciamo l’esempio di Louis-Ferdinand Céline, troppo facile – comunque provateci a scrivere come lui, poi ne riparliamo.Un editore di sani principi e valori antifascisti potrebbe avere soltanto libri e autori nati a valle della Costituzione che oggi dovrebbe decidere delle nostre letture. Viene da pensare che un’idea così possa venire in mente solo a politici inferociti che non han superato la scuola dell’obbligo. Mica a gente che vive tra i libri: li scrive, li presenta, li pubblica, li commenta – davamo per scontato che li leggesse, anche. Ora però questa certezza comincia a vacillare. E poi, scusate il pensiero orribilmente retrò: i libri non avrebbero dovuto aprire la mente, invece di chiuderla? “La chiusura della mente americana” è un libro scritto da Allan Bloom nel 1987 (uscì con la prefazione di Saul Bellow). Da allora abbiamo fatto molta strada verso l’abisso. Per dire: il romance sembra l’unico genere letterario ancora vivo, ormai ha staccato anche i gialli – se non vi pare grave, provate a leggerne uno. Da cima a fondo però. Senza barare. (segue a pagina due)A una fiera del libro bisognerebbe chiedere altro. L’impegno a eliminare i dibattiti inutili, per esempio – si riconoscono facilmente: son quelli con più bottiglie d’acqua sul tavolo che ascoltatori in sala. La retorica stantia e da sbadiglio: qualsiasi genuino lettore di libri – anche su kindle, sniffare le pagine non dimostra superiorità intellettuale – vorrebbe levarla di mezzo con il lanciafiamme.Chi invece la sopporta e anzi la ripropone, non dimostra passione per i libri. E’ solo affezionato alle frasette che consentono di riconoscersi come membri del clan. Un libro urgente. Una scrittrice da riscoprire. Una battaglia necessaria.Nulla di questo fraseggio appartiene alla letteratura. E se ci tenete a saperlo, neppure alla saggistica. Serve a riconoscersi come membri dell’eletto e esclusivo clan. Da ora: eletto, esclusivo e antifascista. Così eletto, esclusivo e antifascista che i festival prosperano e le vendite dei libri crollano.