Luciano Canfora, professore emerito dell’Università di Bari, il dibattito pubblico è animato dalla polemica per “la dichiarazione di antifascismo” da far sottoscrivere per gli editori che vogliono esporre al Festival Più libri, più liberi. Non si poteva fare a meno di questo patentino in una Repubblica che ha festeggiato gli 80 anni?
«A mio modo di vedere è un involontario regalo all’ottima presidente del Consiglio Giorgia Meloni da parte di qualcuno che ha preso l’iniziativa al vertice della Fiera. Sul Corriere si registra l’uscita molto seccata di Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Aie, componente dei vertice della manifestazione: “Ci vuole un approfondimento”. La presidentessa, Annamaria Malato, ha invitato la premier al festival».
Chi ha causato questo corto circuito surreale? «Il comitato di indirizzo, ovvero Paolo Di Paolo, ha preso questa alzata d’ingegno. Ho parlato con Claudia Coga, direttrice della Dedalo. Mi ha riferito che ne avevano discusso e scartato l’idea che si tirasse fuori una cosa del genere, che sembrava una follia. È uno scandalo da quattro soldi. Una iniziativa di un uomo in carriera, vincitore del Premio Viareggio, che ha pensato di passare alla storia con questa trovata da ridere».










