La questione più importante sulla dichiarazione di antifascismo richiesta dagli organizzatori di Più libri più liberi riguarda lo spazio che una fiera culturale può riconoscere a idee nate per negare la democrazia. Il rischio è che la discussione si fermi al “patentino”, anziché agli effetti concreti di quelle ideeÈ il momento di fare qualche considerazione a freddo sulla dichiarazione di antifascismo richiesta agli editori che intendono partecipare a Più libri più liberi. La dichiarazione, allegata al regolamento della fiera, è più ampia rispetto a quella usata in passato, che già richiamava Costituzione, diritti fondamentali e rifiuto di discriminazioni e odio: ora chiede agli espositori anche di riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico. Per capire la sceltaPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Vitalba AzzollinigiuristaGiurista, lavora presso un'Autorità indipendente. È autrice di articoli e paper in materia giuridica, nonché di contributi a libri per IBL. A titolo personale.
Più libri più liberi, il punto è l’antifascismo ma tutti guardano al “patentino”
La questione più importante sulla dichiarazione di antifascismo richiesta dagli organizzatori di Più libri più liberi riguarda lo spazio che una fiera culturale può riconoscere a idee nate per negare la democrazia. Il rischio è che la discussione si fermi al “patentino”, anziché agli effetti concreti di quelle idee










