«Oggi è diverso. La pace porta un sorriso, timido, tra le labbra, come se avesse paura di restare. So che domani pesa. Ma oggi non voglio saperlo». Sono le parole di Farahnaz, mamma single con due bambini. La vita frenetica della capitale Teheran continua in un vortice di energia contrastante. Correnti conservatrici e manifestanti alzano la voce, chiedendo cosa ne sarà del sangue del loro Leader. «Hanno venduto il sacrificio dei nostri martiri che nessun memorandum potrà ripagare», grida Mehdi.
I MERCATI FINANZIARI iraniani, “giudici imparziali”, rispondono con entusiasmo. Il prezzo del dollaro ha ceduto oltre il 10%; anche il costo delle monete d’oro ha registrato cali record. La Borsa di Teheran segna un balzo storico del 3,35%, trainata da un afflusso senza precedenti di capitali reali. Dopo mesi di guerra e paralisi economica, il mercato sembra respirare di nuovo.
Tutto ha avuto inizio il 28 febbraio quando Stati uniti e Israele hanno colpito il quartier generale di Ali Khamenei, Guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran. L’86enne leader, al potere da oltre trent’anni, non è sopravvissuto. La sua morte ha aperto una crisi in un paese già logorato da anni di sanzioni, tensioni interne e isolamento internazionale.









