Quante lacrime sulla stampa progressista italiana per la fine di Khamenei. L'uccisione della Guida Suprema dell'Iran mette in forte dubbio la sopravvivenza del regime islamico, colpito a morte dalle bombe di Usa e Israele. Sui giornali c'è chi festeggia, intravedendo uno spiraglio di speranza per gli iraniani oppressi. Ma tanti, a sinistra, non condannano i Pasdaran bensì Trump e Netanyahu.
"Guerra al buio", titola Avvenire come sempre assai critico quando c'è di mezzo Donald Trump, con Andrea Lavazza che scrive un editoriale di fuoco: "Attacco preventivo, diritto contestato", un "lancio di dadi" che "apre il vaso di Pandora" del Medio Oriente.
Stessa posizione di Guido Rampoldi sul Domani, secondo cui Trump "gioca alla roulette" e che definisce Donald e Bibi "agenti del caos". Ezio Mauro su Repubblica parla di "guerra del disordine mondiale" mentre per La Stampa "il mondo trema".
Ma è il Fatto quotidiano a vincere a mani basse il premio di "Vedove dell'Ayatollah italiane". Il titolone di prima, assai aggressivo, è tutto politico "Ue e Italia stanno con gli aggressori", per condannare le posizioni occidentali e del governo di Giorgia Meloni che non hanno condannato l'offensiva israelo-americana. Particolarmente malizioso anche il titolo del pezzo d'appoggio: "Crosetto bloccato in ferie a Dubai. Trump e Bibi non avvertono gli 'alleati'". Alleati tra virgolette, e non è un dettaglio secondario.













