Mentre per lo Stato Alberto Stasi ha mostrato un percorso tale da meritare una misura alternativa al carcere, i suoi difensori lavorano per sostenere davanti a un’altra corte che quel processo, invece, merita di essere rimesso in discussione. È in questo spaccato — tra una pena da finire di scontare e una verità giudiziaria che si vuole cambiare — che il delitto di Garlasco torna a spostarsi, ancora una volta, dal passato al presente.

I legali di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, stanno preparando l’istanza di revisione del processo. Il progetto difensivo è stato confermato in questi giorni e lo stesso Stasi ne aveva già fatto cenno durante l’udienza del 12 giugno 2026 davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano, l’udienza che ha poi aperto la strada all’affidamento in prova ai servizi sociali.

Il doppio binario: esecuzione della pena e battaglia sul giudicato

È importante distinguere i due piani, perché nella percezione pubblica spesso finiscono per sovrapporsi. Il provvedimento della Sorveglianza non riguarda la fondatezza della condanna né anticipa alcun giudizio sulla possibile revisione. Riguarda l’esecuzione penale: cioè il modo in cui una pena definitiva viene scontata, alla luce del comportamento tenuto dal condannato, del percorso trattamentale e delle prospettive di reinserimento. La revisione, invece, è un’altra cosa: è un rimedio straordinario che mira a riaprire un processo definito con sentenza irrevocabile sulla base di elementi nuovi o di presupposti che la legge considera idonei a mettere in crisi il giudicato.