Dopo oltre dieci anni trascorsi nel carcere di Bollate, Alberto Stasi ottiene ufficialmente l’affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha depositato il provvedimento che consente all’uomo condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto di Garlasco di lasciare il carcere e scontare fuori gli ultimi circa due anni di pena. Una decisione che riaccende inevitabilmente il dibattito pubblico su uno dei casi di cronaca nera più discussi d’Italia.

I giudici: “Non è stata una decisione automatica”

A pesare maggiormente nella decisione è stata la valutazione concreta del percorso carcerario e degli atti processuali. Il Tribunale di Sorveglianza ha infatti voluto chiarire subito un punto: il via libera all’affidamento non è stato automatico, neppure dopo il parere favorevole espresso dalla Procura generale di Milano. Un concetto ribadito dal presidente del Tribunale di Sorveglianza Marcello Bortolato, che ha spiegato come il parere positivo della Procura “non sia vincolante”. “Le valutazioni vengono fatte sulla base degli atti”, ha dichiarato Bortolato all’ANSA.

“Altrimenti uscirebbero tutti”: il messaggio del Tribunale

Il presidente del Tribunale ha voluto anche spegnere le polemiche nate dopo la decisione. “Non sono mai cose automatiche, altrimenti sarebbero fuori tutti quelli che hanno meno di quattro anni da scontare”, ha precisato. Parole che puntano a sottolineare come il beneficio concesso ad Alberto Stasi sia il risultato di un’analisi specifica legata alla sua condotta detentiva e non un automatismo previsto dalla legge.