Non siede al tavolo ma è sul menù. Ed è certamente tra le questioni più delicate che dovranno essere affrontate dai capi di Stato e di governo presenti al G7 a Évian-les-Bains. Una presenza che si è fatta ingombrante, troppo, nei rapporti economici bilaterali: la Cina. Lo dicono i numeri pubblicati da Eurostat, che certificano un nuovo record nel deficit commerciale dell'Unione europea nei confronti di Pechino. E lo confermerebbero, in forma più felpata, le conclusioni del summit. Secondo una bozza di cui Bloomberg è entrata in possesso, il comunicato finale del G7 che si svolge in Francia allude apertamente, richiamandoli più volte nel testo, agli squilibri commerciali globali, ponendo l'attenzione sulla necessità che la Cina stimoli la propria domanda interna e riduca i suoi surplus commerciali. D'altro canto, il padrone di casa - il presidente francese Emmanuel Macron - già a dicembre aveva definito "insostenibili" questi squilibri, avvertendo che senza una correzione l'Europa non avrebbe avuto altra scelta che il protezionismo. Sei mesi dopo, i fatti sembrano dargli ragione.

Ad aprile la bilancia commerciale dell'Unione europea è infatti scivolata in deficit per la prima volta da tempo. Il saldo è passato da un surplus di 7,3 miliardi di euro nello stesso mese del 2025 a un deficit di 7,1 miliardi, con un peggioramento di 14,4 miliardi in 12 mesi. Anche l'area euro ha virato in rosso, con un deficit di 1 miliardo negli scambi commerciali di beni contro un surplus di 8,7 miliardi un anno fa. Un grosso crollo attribuito dall’Ufficio statistico dell’Ue a due voci principali. Da un lato l'energia più cara per effetto della crisi del Golfo Persico, dall’altro un surplus meno consistente nei macchinari e nei veicoli, settori chiave dell'industria del Vecchio Continente. Le esportazioni dell'eurozona sono comunque cresciute del 5% su base annua, ma le importazioni sono salite del 9,3%, azzerando dunque l'avanzo.