Strasburgo, dall’inviata – Come bilanciare la necessità di dialogare con una potenza mondiale come la Cina con la difesa della sovranità economica dei Ventisette e la competitività del mercato unico? Il rapporto dell’Europa con Pechino è stato il cuore della discussione che ha aperto i lavori di oggi (17 giugno) dell’Eurocamera, riunita in seduta plenaria a Strasburgo da lunedì 15 a giovedì 18 giugno.La discussione, centrale in vista del Consiglio europeo a Bruxelles di domani e venerdì, è stata aperta da Marilena Raouna, ministra cipriota per gli Affari europei, che ha ribadito la postura dell’UE e la disponibilità al confronto degli Stati membri: “Per quanto riguarda la Cina, il nostro approccio rimane quello dell’impegno e del dialogo”, aggiungendo che l’obiettivo è “perseguire una politica di de-risking, non di decoupling”. La migliore soluzione per la presidenza di turno del Consiglio UE è, quindi, la riduzione delle dipendenze strategiche europee senza arrivare ad un taglio netto dal Dragone. La completa indipendenza dalle risorse cinesi è giudicata “né auspicabile né realistica” dal commissario per il Commercio e la Sicurezza economica, Maroš Šefčovič, il quale a nome dell’intera Commissione ha insistito sulla necessità di un “deciso riequilibrio” e di trasparenza: “Il nostro rapporto commerciale e di investimento deve essere reciproco, più equo e sostenuto da condizioni di parità”.Ma se è vero che nessuno vuole interrompere completamente le relazioni col colosso asiatico, è altrettanto palese il clima di tensione e preoccupazione di fronte all’ascesa e al dominio della Repubblica Popolare Cinese. “In questo momento abbiamo un deficit con la Cina che arriva a 1 miliardo di euro al giorno. Questo è semplicemente inaccettabile”, ha scandito in aula un preoccupato Manfred Weber, presidente del gruppo del Partito popolare europeo, che ha esortato l’Europa a non essere ingenua: “La Cina sta saturando i mercati europei con la sua sovraccapacità produttiva. Questo deve finire” e “abbiamo bisogno di condizioni di parità, nel rispetto delle regole dell’OMC”. Di fatto, “dobbiamo dire ai cinesi che i sussidi non fanno parte del commercio equo”, ha aggiunto proponendo anche chiarezza rispetto alla sovranità europea nelle reti critiche. Perciò, secondo Weber, “lo sviluppo della rete 6G in Europa dovrebbe essere solo una rete europea” per garantire la sovranità tecnologica. Per il presidente del PPE, l’UE dovrebbe muoversi di concerto con gli USA. “Ieri abbiamo votato l’accordo con gli USA sui dazi. Ora abbiamo chiarezza e prevedibilità per le nostre attività. Questa è anche un’opportunità per ripartire, e l’incontro dell’G7 a Evian ci offre l’opportunità di riavviare quel tipo di pensiero economico e Nato. E insieme agli americani, dovremmo riflettere su come rispondere al modello economico cinese“, ha auspicato.Sulla stessa scia di fermezza si è posto l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), Nicola Procaccini, che ha criticato l’approccio burocratico ricordando che la competitività “si costruisce sul campo” e che l’Europa deve rispondere “con decisione alla concorrenza sleale e alla completa mancanza di reciprocità che minaccia di minare la nostra base industriale”.L’altolà rispetto al rischio di schiacciamento per l’Europa tra i due blocchi, occidentale e orientale, si è levato dalle fila di Renew Europe, per bocca della presidente del gruppo, la francese Valérie Hayer. “Abbiamo una guerra fredda: Cina e Stati Uniti lottano per il potere sul mondo e l’Europa non deve allinearsi con nessuna delle due potenze”, ha affermato. “Primo, non dobbiamo più essere servi compiacenti. Dobbiamo collaborare con la Cina e gli Stati Uniti. Sì, dobbiamo commerciare con loro. Sì, dobbiamo difendere gli interessi comuni, ad esempio quelli relativi ai metalli delle terre rare. Ma non dobbiamo mai essere sotto il loro controllo, né oggi né domani”, ha specificato. Una visione criticata da Iratxe García Pérez, presidente del gruppo dell’Alleanza progressista dei Socialisti e democratici (S&D), che ha accusato di “eccessiva” semplificazione della realtà: “Qualsiasi cittadino potrebbe pensare che la Cina è cattiva e gli Stati Uniti sono buoni, ma il mondo è molto più complesso”. Secondo la leader socialista, “dobbiamo comprendere che le relazioni estere, il commercio e gli scambi sono ben più complessi di quanto questo messaggio semplicistico lasci intendere” e “dobbiamo prendere sul serio la questione della sovranità europea e del ruolo chiave che essa svolge in un mondo difficile”.Infine, Terry Reintke, co-presidente del gruppo dei Verdi ha richiamato l’aula alla sfida climatica come pilastro della resistenza geopolitica: “Se l’Europa vuole essere un attore globale e resistere alle autocrazie nel mondo inclusa la Cina, dobbiamo diventare campioni mondiali in questo futuro verde”.Per la Commissione, l’unità è l’unica via: nelle sue repliche conclusive alla discussione in aula, Šefčovič ha accolto le diverse sollecitazioni parlamentari, ribadendo un concetto fondamentale per il vertice dei capi di stato: “L’unità è la nostra moneta più preziosa e in questo caso particolare è ancora più importante”. Domani, la palla passerà ai leader del Consiglio europeo, che dovranno trasformare queste ed altre voci in una strategia comune verso Pechino.
UE preoccupata, Weber (PPE): "Riflettere con USA a risposta"
PE ai leader UE per il vertice di giugno sulla Cina: Weber "Deficit con Pechino inaccettabile", Hayer "Non più servi felici". Parola chiave: reciprocità








