Il Consiglio europeo del 18-19 giugno sarà un test per capire fino a che punto l’Unione europea sia pronta a tradurre in azione il consenso maturato sulla Cina come sfida sistemica. Secondo Andrew Small (Ecfr), il nodo non riguarda più la diagnosi del problema, ma la disponibilità dei governi europei ad affrontarne i costi politici, economici e strategici

“Il Consiglio europeo di questa settimana potrebbe rappresentare uno dei momenti più importanti del dibattito europeo sulla Cina degli ultimi anni”, spiega Andrew Small, direttore del programma Asia dell’European council on foreign relations.

Bruxelles discute come rispondere all’aumento delle esportazioni cinesi, alle dipendenze industriali e alle vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, in un dibattito che va ormai oltre il commercio e investe il modello stesso di autonomia strategica europea. Da parte cinese, la consapevolezza che la postura europea è in fase di revisione è chiara. Recentemente per esempio Pechino ha annullato all’ultimo momento due incontri istituzionali con l’Unione europea – organizzati proprio alla vigilia del Consiglio europeo che si svolge nei prossimi due giorni.

Attualmente “la questione non è più se la Cina rappresenti una sfida sistemica; i leader europei lo accettano ormai in modo ampio. La domanda riguarda la disponibilità dell’Europa ad agire con la rapidità e la portata richieste”, osserva Small.