L’ultimo summit europeo prima della pausa estiva si aprirà con una discussione sugli “squilibri macro-economici globali. Tradotto: si parlerà di Cina”, dice schietta un’alta fonte europea, inquadrando il tema principale del Consiglio di giovedì e venerdì a Bruxelles. Friedrich Merz, Giorgia Meloni, Emmanuel Macron ci arrivano dal G7 di Evian, dove hanno celebrato un inedito clima di concordia generale con Donald Trump. È la novità di questi giorni, che (per ora) mette da parte le turbolenze che hanno scosso le relazioni atlantiche da quando il tycoon è di nuovo alla Casa Bianca e che evidentemente porta in dote un nuovo approccio dell’Unione Europea nei confronti del Dragone. “Più fermo”, dice diplomaticamente la nostra fonte, lanciando l’allarme sul rischio che l’industria europea sia svuotata dalla concorrenza rapace di Pechino.

Il pericolo è reale. Ma la ritrovata sintonia con Trump, che da tempo sogna una Ue fuori dall’orbita cinese, spinge i 27 a cambiare rotta rispetto ai tempi del primo mandato del tycoon alla presidenza Usa, quando l’allora cancelliera tedesca Angela Merkel guidò i 27 in direzione est, fino alla firma dell’accordo sugli investimenti con Pechino a dicembre 2020. L’allora presidente americano Joe Biden, appena eletto ma non ancora insediato, non voleva. Merkel firmò ugualmente. L’accordo col Dragone finì poi nel congelatore e lì è rimasto, anche se all’inizio dell’anno scorso, mentre volavano i primi schiaffi tra Bruxelles e Washington, Ursula von der Leyen e Antonio Costa pianificarono il summit Ue-Cina che si è tenuto a luglio del 2025, in una strategia di diversificazione degli accordi commerciali per ripararsi dalle minacce di Trump. L’incontro di luglio non è andato benissimo, va detto. Ma a febbraio scorso il cancelliere tedesco Friedrich Merz è tornato a Pechino con uno stuolo di imprenditori per nuove intese.